assistenza
in tempo reale
tempi di risposta
20 MIN 07 SEC
DICONO DI NOI HOSTING DOMINI RIVENDITORI AREA CLIENTI OFFERTE SPECIALI SERVER FARM
Net-Neutrality, si riaccende la polemica negli Stati Uniti.
10 dicembre 2009

Net-Neutrality, si riaccende la polemica negli Stati Uniti. Gli Internet Service Provider americani dichiarano il proprio dissenso.

“Neutrality” è termine inglese che significa neutralità, e più nello specifico, si riferisce alla neutralità della rete, ovvero uno dei principi fondamentali alla base di Internet.
La Rete di Internet, infatti nasce su un principio di libertà e la “neutralità” è proprio uno degli elementi che permette a questo concetto di essere rispettato.
Ricopre un ruolo fondamentale sia per la sua libertà sia per il suo buon funzionamento.
La “Neutrality” è il principio secondo cui gli Internet Service Provider, che forniscono la connettività agli utenti, devono garantire una comunicazione, trasportando i dati “a destinazione”, senza discriminazioni o privilegi, filtrando o rallentando alcune applicazioni o contenuti, piuttosto che altri.

Negli Stati Uniti questo dibattito è da sempre all’ordine del giorno.
Secondo gli ISP statunitensi, i principi della neutralità della Rete violerebbero il Primo Emendamento della costituzione americana, a garanzia della Libertà d’Espressione.
Pietra dello scandalo sarebbe il documento, di ben 107 pagine, presentato nei mesi scorsi, dalla commissione guidata da Julius Genachowski, presidente della Federal Communications Commission statunitense, per un disegno di legge che avrebbe dovuto stabilire una volta per tutte una regolamentazione a difesa del principio di Neutralità.
Questo documento nasce per impedire che i provider discriminino certi servizi, senza distinzione di applicazioni e contenuti.
L’obiettivo di questo documento è di preservare Internet come rete aperta e trasparente.
A risposta, Kyle McSlarrow, CEO della National Cable and Telecommunications Association, risponde con un rifiuto alla necessità da parte delle autorità di imporre regole così rigide, in quanto gli ISP non minaccerebbero in alcun modo la libertà d’espressione, affermando che anzi “il loro business consiste nel promuoverla, formando un vigoroso motore di promozione della democrazia nella storia di questo paese”.
Le regole contenute in questo documento di oltre cento pagine, secondo Kyle McSlarrow, costituirebbero una violazione all’Emendamento sulla libertà di Espressione, in quanto obligherebbero gli ISP a non trasportare servizi premium agli utenti.
Il dibattito argomenta sul fatto che gli Internet Service Provider non avrebbero alcun motivo per bloccare l’accesso dei propri utenti a contenuti autorizzati, a meno che non vogliano intraprendere un vero e proprio suicidio commerciale.

In Italia, non esiste una vera e propria normativa sul tema della neutralità, se non un diritto di trasparenza, che permette agli utenti di sapere se l’Internet Service Provider che eroga la connessione abbia messo in atto qualche tipo di restrizione o limitazione al traffico di informazioni.
I consumatori e i dispensatori di servizi, in Europa, sembrano navigare in acque migliori.
Infatti rispetto alla situazione statunitense, esiste una maggiore scelta di concorrenti tra i fornitori.